I MIGLIORI 100 LIBRI DEL XXI SECOLO SECONDO LA CLASSIFICA DEL NEW YORK TIMES (2024)

 

I MIGLIORI 100 LIBRI DEL XXI SECOLO SECONDO LA CLASSIFICA DEL NEW YORK TIMES (2024)

 

La domanda può sembrare di quelle impossibili, ma vale la pena porsela: quali possono essere considerati i migliori cento libri del nuovo millennio? Nel 2019 era stato il Guardian a stilarne una classifica, e un anno fa, il New York Times ha voluto fare lo stesso, proponendoci diverse conferme e alcune new entries. Vediamole nel dettaglio partendo dal primo classificato della nuova edizione, che guarda caso è anche italiano:

 

  • L’amica geniale di Elena Ferrante (Edizioni E/O 2017) è stato scelto dalla maggior parte degli esperti che compongono la giuria, fra i quali si contano non solo scrittori ma anche accademici, giornalisti, critici, editori, poeti, traduttori, librai e bibliotecari. Unica regola da rispettare, quella per cui i libri dovevano essere stati pubblicati negli Stati Uniti, in lingua inglese – traduzioni incluse – a partire dal 1° gennaio 2000. Passare dall’undicesimo posto al gradino più alto del podio è un bel risultato per il (forse non più tanto) misterioso autore che si cela dietro lo pseudonimo di Elena Ferrante, che dal 2018 a oggi ha venduto oltre dieci milioni di copie in ben quaranta Paesi.
  • Scende invece di due posizioni, dalla prima alla terza, il romanzo storico di Hilary Mantel Wolf Hall (Fazi Editore 2011): si tratta del primo volume di una trilogia, composta da Anna Bolena, una questione di famiglia(Fazi 2012) e infine da Lo specchio e la luce (Fazi 2020). Ambientato tra il 1500 e il 1535, Wolf Hall è una biografia fittizia della rapida ascesa al potere di Thomas Cromwell, primo conte di Essex, alla corte di Enrico VIII.
  • Per chi fosse curioso di sapere quali romanzi avrebbero meritato, a mio parere, la palma d’oro, non avrei dubbi: a parimerito metterei Espiazione di Ian McEwan e Le correzioni di Jonathan Franzen.
  • Quest’ultimo si è piazzato al quinto posto con la storia dei Lambert, una famiglia del Midwest americano preda nel paradosso di inseguire con tutte le sue forze un modello di comportamento “giusto” e virtuoso mentre i tre figli, Gary, Chip e Denise, si dibattono a loro insaputa fra enormi difficoltà personali e professionali. Con una scrittura straordinariamente efficace, fatta di periodi lunghi e complessi spezzati con violenza, l’autore disegna dei personaggi tanto memorabili quanto realistici e allo stesso tempo racconta il fallimento di un’intera generazione.
  • Con Espiazione invece (Einaudi 2005, in questa classifica al ventiseiesimo posto), l’autore costruisce una struttura perfetta e nitida come il suo stile narrativo, che contrasta con il “peso” dei temi trattati: la gelosia, la colpa, l’ambiguità del concetto di verità, il potere salvifico della scrittura. Il romanzo è diviso in tre atti, come un dramma teatrale, ciascuno dei quali viene declinato con un ritmo temporale diverso: all’età di tredici anni, in un caldo giorno d’estate del 1935, Briony Tallis sente di essere diventata una scrittrice. La sera stessa, accusando di un crimine odioso un innocente, sceglie di compiere l’errore che segnerà la sua intera esistenza.
  • Balza dal trentesimo al settimo posto La ferrovia sotterranea di Colson Whitehead (SUR 2017), un ottimo esempio di romanzo cosiddetto “ucronico”, cioè fondato sulla premessa che la storia del mondo abbia seguito un corso alternativo rispetto a quello reale. In esso si racconta la storia di Cora e Caesar, due schiavi nel sud-est degli Stati Uniti del XIX secolo, che cercano di scappare dalle rispettive piantagioniin Georgia seguendo la Underground Railroad, un sistema di trasporto ferroviario nascosto intervallato da una serie di case sicure e di percorsi segreti. Nell’anno della sua uscita, La ferrovia sotterranea è stato premiato con il Premio Pulitzer per la narrativa.
  • Salendo di una posizione troviamo un altro capolavoro, Austerlitz di W.G. Sebald (Adelphi 2002). Il personaggio principale, che dà il nome al libro dell’autore tedesco, è uno storico dell’architettura che visita per studio gli edifici normativi della moderna civiltà europea. Il narratore lo incontrerà diverse volte e lo ascolterà raccontare via via la sua storia di esiliato, in cui i temi cari all’autore, la memoria e il malessere (la percezione del destino di distruzione che accomuna singoli uomini, interi popoli, architetture e città), si intrecciano in modi sempre diversi.
  • La nona e la decima posizione sono occupate rispettivamente dal giapponese Kazuo Ishiguro con Non lasciarmi (Einaudi 2007, al quarto posto nella precedente edizione della classifica) e da Gilead di Marilynne Robinson (Einaudi 2008, prima in seconda posizione).

Questa la trama del romanzo di Ishiguro: Kathy, Tommy e Ruth vivono in un collegio immerso nella campagna inglese. Non hanno genitori ma non sono neppure orfani, e crescono insieme ai compagni, accuditi da un gruppo di tutori che si occupano della loro educazione. Fin dalla più tenera età, fra loro nasce una grande amicizia, ma la loro vita, voluta e programmata da un’autorità superiore nascosta, sarà accompagnata dall’intimità più calda come dal distacco più violento e improvviso.

In Gilead invece, troviamo il reverendo John Ames in punto di morte. Non potrà crescere il figlio, di soli sette anni, né educarlo, né offrirgli testimonianza di sé. Sceglie così di affidarsi a una lettera-diario, un po’ confessione e un po’ omelia, che un giorno racconti al bambino ormai adulto ciò che di suo padre è importante sapere.

Per chi fosse curioso di scoprire quali sono le altre conferme e sorprese rispetto alle scelte del Guardian, questo è il link alla classifica completa del New York Times:

 https://www.nytimes.com/interactive/2024/books/best-books-21st-century.html